Le acque della Maggia (0441-4)

  • italiano, tedesco
  • 1950-08-25
  • Durata: 00:03:29

Descrizione

Comunicato:
Lunghe marce e faticose ascensioni hanno permesso ad un operatore del C.G.S. di fissare sulla pellicola le recondite bellezze della Valle Maggia. Dalle nevi eterne e dai ghiacciai del Basodino e del Cristallina fino al placido specchio del Verbano, l'obbiettivo ha seguito le acque spumeggianti le cui forze, fra non molto, verranno domate e sfruttate grazie ad un imponente sistema di dighe.

Commento:
Là dove scintillano il ghiacciaio del Basodino e le nevi eterne del Cristallina scaturiscono le acque della Maggia. / Sostano un poco nella conca scura del Lago Sfundau / accolgono i ruscelli, che attraverso i pascoli fioriti discendono dal San Giacomo e dal Lago Bianco. / Ora il fiume ancora fanciullo precipita con foga nella valle Bavona, alimentate da cascatelle e da cascate la cui forza selvaggia verrà mutata in energia elettrica. / Da ogni parte torrenti argentei precipitano spumeggiando / ed il canto della cascata iridescente accompagna il lavoro delle donne di Foroglio. / Poi il fiume, corre, baldanzoso verso Bignasco. / Noi intanto saliamo verso il Lago Naret, donde scaturisce un altro affluente dalla Maggia per raggiungere, attraverso passaggi erti e sassosi l’Alpe di Sambuco che tra poco sarà ricoperta da un grande lago artificiale. / Quassù l’Alpigiano ticinese vive la sua rude vita, lungi dai glicini e dalle palme... / L'acqua che attraversa l’alpe è tersa, cristallina. / Ma ecco già i primi segni dei grandi lavori. / Ci avviciniamo a Fusio, la cui cascata, terminati i lavori, sarà povera d’acqua. / Vicino a Prato diamo uno sguardo ad una delle valli laterali… / alla vita semplice e parca dei nostri vallerani. Delle generose piante d’Insubria, quassù cresce solo il castagno. Anche questa valle reca alla Maggia un suo tributo argentato; sulle acque tumultuose gli alpigiani hanno gettato ponti anditi. / E anche qui, la giovane Maggia, che quassù si chiama ancora Lavizzara, precipita in direzione di Bignasco e accoglie un altro piccolo affluente – molto apprezzato dai villeggianti. / Bignasco, con le sue case antiche, è il punto di confluenza della Bavona e della Lavizzara. Ormai, è la Maggia che scende verso Cevio, capoluogo dello stretto, dove case signorili ricordano gli emigranti che una volta, arricchitisi, tornavano in patria. / Da Cevio, attraverso i boschi di betulle, la strada conduce a Bosco-Gurin, un paese di lingua tedesca con strane case, la cui architettura ricorda le origini vallesane. / Anche qui gl’ingegneri sono al lavoro; nelle gallerie verranno imprigionate le acque che spesso arrecavano danni alla pianura. / Dietro i pampini, ecco spuntare Bosco. / A Moghegno ed a Maggia scorgiamo antichi e bellissimi cortili / poi seguiamo il fiume fino a Ponte Brolla, dove entra rabbioso nelle gole anguste. / Di qua la Maggia va a gettarsi nel Verbano e, alla sua foce, mette nell’armoniosa e meridionale dolcezza della riviera Locarnese, un po’ del suo accento rude e possente di libero fiume alpestre. /

Communiqué_0441.pdf
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